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2026

Maria Luisa Usai: tra memoria familiare e teatro performativo

Cammina sul palco con passo misurato, maneggia un tavolo alto, una webcam e un po’ di farina, e improvvisamente la storia della sua famiglia diventa teatro. Maria Luisa Usai, artista sarda di 40 anni, trasforma l’intimità in racconto universale, con un filo rosso che collega il passato remoto al presente contemporaneo.

Il suo progetto più recente, Campesina, nasce da un archivio personale: fotografie, poesie, ricordi, e soprattutto la memoria orale della famiglia materna. È lì che prende vita la storia del nonno contadino, incarcerato a causa di dispute sulle terre nel cuore della Sardegna dell’Ottocento. Ma non è un semplice racconto genealogico: attraverso la sua esperienza, Usai riflette sulla condizione umana, sul valore della memoria e sulla necessità di fare del personale una questione politica. “Il personale è politico”, dice, ripetendo un mantra femminista che informa tutto il suo lavoro.

Artista nomade e curiosa, Usai ha sviluppato il suo percorso attraverso residenze artistiche in Italia e in Europa, da Roma alla Croazia, dalle Canarie a Marsiglia. In ogni tappa il lavoro cresce e si trasforma: video, performance dal vivo, installazioni materiche diventano strumenti di una ricerca sempre aperta. Durante la recente presentazione all’Istia, un nuovo video girato a Nanterre pochi giorni prima ha arricchito la messa in scena, creando una continuità tra ieri e oggi, tra Sardegna e Francia, tra esperienza privata e questioni sociali contemporanee.

Il teatro di Usai è essenziale, senza fronzoli. In scena, da sola, manipola oggetti semplici ma densi di significato: farina che diventa materia visiva, webcam che cattura azioni minime ma profonde, proiettore che moltiplica la memoria. Così il gesto quotidiano si fa simbolico e l’ordinario si trasforma in performativo.

Essere donna, oggi, è un tema centrale del suo lavoro. “Essere una donna di quarant’anni che porta avanti un lavoro artistico autoriale e indipendente non è scontato”, riflette. L’esperienza personale diventa occasione di riflessione sul femminismo contemporaneo, sulle strutture patriarcali interiorizzate, sulla possibilità di rinnovare lo sguardo sul mondo.

La Sardegna, terra natale di Usai, resta un orizzonte potente e complesso: isolata, marginale, ma anche ricca di immaginario, di paesaggi e storie che modellano la sua poetica. La distanza dall’isola, necessaria per osservare con lucidità, le permette di trasformare la memoria locale in un discorso universale, in un teatro che parla a tutti.

Maria Luisa Usai è un’artista che intreccia passato e presente, personale e collettivo, memoria e invenzione. Il suo lavoro non si limita a raccontare storie: crea spazi in cui riflettere, interrogarsi, e forse, riscoprire il valore della memoria come atto di resistenza e consapevolezza.