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Vernissage / MATTEO BASILÉ — MAGNIFICA HUMANITAS

Matteo Basilé_Magnifica Humanitas

MATTEO BASILÉ | MAGNIFICA HUMANITAS

Duecento anni di fotografia, un’umanità da difendere

Duecento anni dopo la nascita della fotografia, con l’immagine fissata da Nicéphore Niépce da una finestra in Borgogna, intorno al 1826, la fotografia torna nella sua capitale per interrogare il proprio futuro. Lo fa con Magnifica Humanitas, la nuova grande serie di Matteo Basilé, in mostra all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi dal 12 novembre 2026: un corpus di oltre cento ritratti dedicato a ciò che, nell’epoca delle immagini generate, resiste alla generazione: il volto umano, con i suoi difetti, le sue fedi, la sua irripetibilità.

Basilé arriva a questo appuntamento da una posizione unica. Artista romano con trent’anni di percorso istituzionale, dalla Biennale di Venezia al MACRO, dal MART alla Triennale di Milano, è stato negli anni Novanta tra i primi in Europa a fondere fotografia analogica e immagine digitale. Oggi compie il gesto successivo: usa l’intelligenza artificiale non per moltiplicare le immagini, ma per interrogarle. Ogni ritratto di Magnifica Humanitas nasce dal suo archivio fotografico, trent’anni di volti reali, il DNA da cui ogni figura discende, attraverso una scrittura che l’artista definisce il suo modo di «scattare»: coordinate precise di luce, forma e racconto imposte alla macchina, fino a ottenerne ciò che la macchina non produrrebbe mai da sola: l’asimmetria, la cicatrice, il difetto sedimentato dal tempo.

Il risultato è una processione di umanità provenienti da tutte le geografie e da tutte le fedi: un derviscio, una popolana napoletana con gli ex voto intrecciati nei capelli, una montanara delle Dolomiti, uno sciamano. Figure unite da un unico materiale: il filo, che scende dalle ciglia come una lacrima, si fa scrittura sul volto e si consegna all’oggetto rituale di ciascuna religione. Ogni ritratto vive in forma di dittico: accanto al volto, la veste viene ritratta a sua volta, sola, come una reliquia, il segno di un passaggio. Ogni opera esiste come pezzo unico, una stampa a pigmenti su carta cotone, incisa a mano, con il fumo delle candele delle chiese romane trasformato in pigmento, e custodisce una seconda natura digitale che si attiva accostando un dispositivo. Il phygital diventa così una liturgia contemporanea dell’ostensione.

Al centro del percorso, concepito appositamente per le sale settecentesche dell’Hôtel de Galliffet, si trova l’installazione Superstes, termine latino che indica al tempo stesso il superstite e il testimone. Una serra montata nel salone d’onore come una cappella di vetro, con terra nuda, una veste deposta al suolo e, sotto una campana di vetro, una felce viva, organismo sopravvissuto a cinque estinzioni di massa, collegata a un calcolatore che ne ascolta gli impulsi elettrici. Sono le reazioni della pianta alla luce, al buio e ai visitatori ad animare i volti della serie. La natura, l’organismo più antico della mostra, è così incaricata di tenere in vita l’umanità generata.

Accompagna la mostra un manifesto d’autrice firmato da Airona Altman, la critica che da anni segue il lavoro di Basilé e la cui identità riserva al lettore una rivelazione che è, essa stessa, parte dell’opera. Non si tratta di un espediente: nell’anno in cui l’Europa introduce gli obblighi di trasparenza sull’intelligenza artificiale, Basilé fa della dichiarazione la propria poetica. Tutto, in Magnifica Humanitas, confessa la propria natura e proprio per questo commuove.

La mostra si arricchisce inoltre della collaborazione con il compositore e performer Marco Del Bene (MKDB), nata da un dialogo creativo in cui musica e immagine si influenzano reciprocamente, dando vita a un linguaggio audiovisivo che esplora la dimensione emotiva e sonora dell’universo artistico di Basilé. In occasione dell’inaugurazione, Marco Del Bene presenterà un progetto performativo.

Mostra a cura di Antonio Calbi e Dominique Moulon.

Vernissage alla presenza dell’artista.

La mostra si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi (1956–2026).

 

Prenotazioni qui.

  • Organizzato da: IIC Parigi