Interprete di ideali patriottici, storiografa, romanziera, giornalista, attivista instancabile durante il Risorgimento italiano, Cristina Trivulzio si è fatta modello, per tutta la vita, dell’intellettuale militante deciso a concretizzare i propri ideali. Uno spettacolo teatrale tra storia e memoria.
Di antico casato aristocratico, Cristina Trivulzio si forma alle aspirazioni del liberalismo sull’esempio del patrigno Alessandro Visconti d’Aragona e della confidente Ernesta Legnani Bisi, nonché nei soggiorni a Lugano, Marsiglia, Parigi – dal 1831 sua seconda patria, dove frequenta patrioti, letterati, artisti maturando una visione politica autonoma e un’attenzione spiccata per i temi sociali, a contatto con La Fayette, Thierry, Mignet, Guizot, Michelet, Quinet, Thiers, Heine, Liszt, de Musset e innumerevoli altri esponenti dell’élite francese.
Alla propria comunità d’elezione, Locate Triulzi, dedica, dopo il rimpatrio nel 1840, particolare cura, prodigandosi nell’elevare le condizioni della popolazione, immersa nella miseria fisica e morale: l’asilo dove istruire e rifocillare i bimbi, lo scaldatoio per le genti dei campi, le scuole elementari e professionali femminili e maschili, i laboratori per pittori, rilegatori, restauratori sull’esempio del falansterio propugnato da Charles Fourier ne consolidano e diffondono, specie dal 1846, la fama non soltanto in Italia. Coinvoltasi nei moti risorgimentali, dal supporto all’autogoverno seguito alle Cinque giornate di Milano del 1848, alla direzione delle «ambulanze militari» della Repubblica romana del 1849, costretta all’esilio e soggetta a sequestro dei beni, via Malta, Atene, Costantinopoli si porta in Asia Minore, ove fonda una sorta di «comune agricola»; peregrinando poi tra Siria e Palestina, per raggiungere, via Damasco e Aleppo, Gerusalemme, non senza lasciare vivide descrizioni di luoghi e società di quelle terre poco battute.
Rientrata in Europa nel 1855, promotrice in Francia durante la Seconda guerra d’indipendenza del 1859 dell’appoggio a Garibaldi e Cavour, ritiratasi dalla scena pubblica avvia la nuova fase del proprio impegno sociale e politico con studi quali Della presente condizione delle donne e del loro avvenire (1866), Osservazioni sullo stato attuale dell’Italia e sul suo avvenire (1868), Sulla moderna politica internazionale (1869), intesi a indirizzare verso una forma più avanzata di stato e società, e verso un più accettabile equilibrio tra gli stati stessi.