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Opera d’onore | Velasco Vitali. Branco

L’Istituto Italiano di Cultura di Parigi è lieto di presentare, nell’ambito del ciclo Opere d’onore, Branco, progetto scultoreo dell’artista italiano Velasco Vitali, un’indagine sulla tensione tra bene e male, sulla violenza e sulle dinamiche che regolano le relazioni tra individui e comunità.

Il progetto nasce da un’esperienza apparentemente ordinaria: trovarsi indifesi di fronte a un gruppo di cani randagi che si avvicina in cerca di cibo. La loro aggressività sovverte improvvisamente l’immagine familiare del cane come «fedele compagno», rivelando il potere della minaccia e la sua capacità di trasformare l’altro in nemico.

Attraverso la metafora del branco, Velasco Vitali riflette sulla natura delle relazioni umane, sospese tra riconoscimento reciproco, ascolto e comprensione, ma anche sopraffazione, conflitto e dominio. Il comportamento animale diventa così uno specchio delle strutture sociali e politiche che governano la convivenza.

L’esposizione riunisce dodici sculture: Serjilla, Elmo, Rayrock, Lifta, Rush Run, Malcom Mount Margaret, Blankskáli, Okaton, Greenbooth, Cisco, Coaldale e Skarø. Ciascuna porta il nome di una città fantasma, testimonianza di civiltà scomparse e dei processi di nascita, trasformazione e dissoluzione che attraversano la storia. Le opere evocano luoghi anonimi e marginali, periferie, terreni abbandonati e città portuali, spazi di incontro e di scontro nei quali l’identità è continuamente ridefinita.

Realizzate con ferro, lamiera, smalto e cemento, le sculture danno vita a quella che l’artista definisce una «scultura illegale»: materiali recuperati da costruzioni abusive vengono assemblati in nuove forme, conservando le tracce della propria origine precaria e irregolare. Non si tratta di una redenzione attraverso il riuso, ma di una trasformazione nella quale la materia mantiene viva la memoria della marginalità, della trasgressione e della necessità.

Con Branco, Velasco Vitali costruisce una geografia dell’abbandono e della sopravvivenza, invitando il pubblico a interrogarsi sul fragile equilibrio tra appartenenza ed esclusione, civiltà e violenza, individuo e collettività.