﻿{"id":19215,"date":"2026-02-19T15:57:53","date_gmt":"2026-02-19T14:57:53","guid":{"rendered":"https:\/\/iicparigi.esteri.it\/?page_id=19215"},"modified":"2026-02-19T15:57:53","modified_gmt":"2026-02-19T14:57:53","slug":"2026-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/iicparigi.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/residenze-artistiche\/2026-2\/","title":{"rendered":"2026"},"content":{"rendered":"<p><strong>Maria Luisa Usai: tra memoria familiare e teatro performativo<\/strong><\/p>\n<p>Cammina sul palco con passo misurato, maneggia un tavolo alto, una webcam e un po\u2019 di farina, e improvvisamente la storia della sua famiglia diventa teatro. Maria Luisa Usai, artista sarda di 40 anni, trasforma l\u2019intimit\u00e0 in racconto universale, con un filo rosso che collega il passato remoto al presente contemporaneo.<\/p>\n<p>Il suo progetto pi\u00f9 recente, <em>Campesina<\/em>, nasce da un archivio personale: fotografie, poesie, ricordi, e soprattutto la memoria orale della famiglia materna. \u00c8 l\u00ec che prende vita la storia del nonno contadino, incarcerato a causa di dispute sulle terre nel cuore della Sardegna dell\u2019Ottocento. Ma non \u00e8 un semplice racconto genealogico: attraverso la sua esperienza, Usai riflette sulla condizione umana, sul valore della memoria e sulla necessit\u00e0 di fare del personale una questione politica. \u201cIl personale \u00e8 politico\u201d, dice, ripetendo un mantra femminista che informa tutto il suo lavoro.<\/p>\n<p>Artista nomade e curiosa, Usai ha sviluppato il suo percorso attraverso residenze artistiche in Italia e in Europa, da Roma alla Croazia, dalle Canarie a Marsiglia. In ogni tappa il lavoro cresce e si trasforma: video, performance dal vivo, installazioni materiche diventano strumenti di una ricerca sempre aperta. Durante la recente presentazione all\u2019Istia, un nuovo video girato a Nanterre pochi giorni prima ha arricchito la messa in scena, creando una continuit\u00e0 tra ieri e oggi, tra Sardegna e Francia, tra esperienza privata e questioni sociali contemporanee.<\/p>\n<p>Il teatro di Usai \u00e8 essenziale, senza fronzoli. In scena, da sola, manipola oggetti semplici ma densi di significato: farina che diventa materia visiva, webcam che cattura azioni minime ma profonde, proiettore che moltiplica la memoria. Cos\u00ec il gesto quotidiano si fa simbolico e l\u2019ordinario si trasforma in performativo.<\/p>\n<p>Essere donna, oggi, \u00e8 un tema centrale del suo lavoro. \u201cEssere una donna di quarant\u2019anni che porta avanti un lavoro artistico autoriale e indipendente non \u00e8 scontato\u201d, riflette. L\u2019esperienza personale diventa occasione di riflessione sul femminismo contemporaneo, sulle strutture patriarcali interiorizzate, sulla possibilit\u00e0 di rinnovare lo sguardo sul mondo.<\/p>\n<p>La Sardegna, terra natale di Usai, resta un orizzonte potente e complesso: isolata, marginale, ma anche ricca di immaginario, di paesaggi e storie che modellano la sua poetica. La distanza dall\u2019isola, necessaria per osservare con lucidit\u00e0, le permette di trasformare la memoria locale in un discorso universale, in un teatro che parla a tutti.<\/p>\n<p>Maria Luisa Usai \u00e8 un\u2019artista che intreccia passato e presente, personale e collettivo, memoria e invenzione. Il suo lavoro non si limita a raccontare storie: crea spazi in cui riflettere, interrogarsi, e forse, riscoprire il valore della memoria come atto di resistenza e consapevolezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Maria Luisa Usai: tra memoria familiare e teatro performativo Cammina sul palco con passo misurato, maneggia un tavolo alto, una webcam e un po\u2019 di farina, e improvvisamente la storia della sua famiglia diventa teatro. 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