﻿{"id":13564,"date":"2025-04-25T11:31:54","date_gmt":"2025-04-25T09:31:54","guid":{"rendered":"https:\/\/iicparigi.esteri.it\/?page_id=13564"},"modified":"2025-05-05T16:58:39","modified_gmt":"2025-05-05T14:58:39","slug":"avril","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/iicparigi.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/residenze-artistiche\/2025-2\/avril\/","title":{"rendered":"Aprile: Carlo Boccadoro e Alessandra Curia"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Carlo Boccadoro \/ Musica<\/strong><\/h3>\n<p>Dialoga con Thea Romanello<\/p>\n<p><strong>Il percorso atipico di Carlo Boccadoro<\/strong><\/p>\n<p><em>Compositore, pianista, direttore d\u2019orchestra, Carlo, che si definisce \u2018rockettaro\u2019 giovanissimo, inizia ad amare il jazz grazie a Giorgio Gaslini, suo insegnante al conservatorio \u201cG. Verdi\u201d di Milano dove si \u00e8 diplomato in Pianoforte e Strumenti a Percussione. La musica classica e la direzione arrivano molto pi\u00f9 tardi. La lista delle collaborazioni con artisti di orizzonti differenti \u00e8 lunghissima e \u201cSentieri selvaggi\u2019 \u00e8 il suo progetto che dal 1997 lo vede impegnato nella diffusione della musica contemporanea.\u00a0<\/em><em>Compone un adagio per archi ascoltando la techno.\u201d Ho due parti del cervello completamente distinte, una parte che ascolta che non ha la minima influenza su quello che sto scrivendo e una parte che compone. Non uso il pianoforte per scrivere, scrivo a mano gli spartiti\u201d.\u00a0<\/em><em>Il silenzio? \u201c\u00c8 una bella invenzione. Il silenzio spaventa le persone perch\u00e9 sono costrette a pensare a s\u00e9 stesse. Nel silenzio io ci sto benissimo come tutti i musicisti. Nella musica non ci sono immagini, chi non \u00e8 musicista deve avere le immagini, non riesce a concepire la musica come musica e basta. Per le persone che ascoltano non \u00e8 cos\u00ec. Bisogna farsene una ragione\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Carlo, qual \u00e8 stata la tua prima passione musicale?<\/strong><\/p>\n<p>Prima di andare al conservatorio conoscevo molto bene la musica rock, a cinque anni collezionavo dischi rock e ascoltavo soprattutto i Beatles e i Rolling Stones.<\/p>\n<p><strong>A che et\u00e0 hai iniziato ad ascoltare la musica classica?<\/strong><\/p>\n<p>Verso i quattordici anni e va bene cos\u00ec, perch\u00e9 non ho quelle gerarchie che hanno i musicisti classici per i quali la classica \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante e poi c\u2019\u00e8 il resto. Invece per me non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 da quando avevo cinque anni avevo cominciato a collezionare dischi rock. Il jazz non mi piaceva, \u00e8 stato Giorgio Gaslini, un mio insegnante del conservatorio, che me l\u2019ha fatto conoscere, me l\u2019ha fatto amare, ed \u00e8 cos\u00ec che ho scritto anche un libro \u00abCome farsi una discoteca di jazz\u00bb e se lo conosco bene \u00e8 tutto merito suo. Lui ha fatto conoscere il jazz a decina e decina di persone e in quel corso l\u00ec c\u2019erano persone che sono diventate jazzisti famosi. Li ha proprio formati. Era la fine degli anni \u201870, un\u2019epoca culturalmente imparagonabile alla nostra, un\u2019epoca di grande fermento.<\/p>\n<p><strong>Quando \u00e8 arrivata la musica contemporanea nella tua vita? <\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 arrivata lavorando. Perch\u00e9 quando studi le percussioni, che nascono nel Novecento, si fa praticamente solo musica moderna. In pi\u00f9 suonavo un sacco di musica contemporanea e quindi l\u00ec ne ho ascoltata a quintali. Suonavo nell\u2019orchestra della Rai di Milano che non esiste pi\u00f9 e quindi facevo una marea di concerti di musica contemporanea quindi ho lavorato con tanti compositori che dirigevano come Berio, Penderecki, Lutoslawski e li vedevo dirigere.<\/p>\n<p><strong>La musica contemporanea che non era molto accessibile in questi anni\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Non pi\u00f9, tutte le musiche sono complicate, anche Wagner non \u00e8 mica facile, prendi una persona per strada, la metti a sentire cinque ore di \u201cParsifal\u201d e poi mi dici che effetto gli fa. La musica contemporanea \u00e8 uguale. Se \u00e8 difficile \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 un linguaggio che bisogna conoscere, studiare e capire.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una difficolt\u00e0 reale a diffondere la musica contemporanea?<\/strong><\/p>\n<p>Tutta la musica \u00e8 contemporanea quando nasce. Anche Mozart era musica contemporanea. Poi diventa classica se resiste al tempo, ma tutta la musica \u00e8 contemporanea, anche Monteverdi \u00e8 contemporaneo.<\/p>\n<p>I problemi ce li hanno avuti anche Stravinskij, Bart\u00f3k e tutti quelli che oggi consideriamo classici, all\u2019epoca erano considerati avanguardia e la gente li rifiutava. Cinquanta, cent\u2019anni dopo sono entrati nel repertorio e nessuno protesta pi\u00f9. Ma \u00e8 successo anche con Beethoven che era considerato incomprensibile all\u2019epoca e poi dopo non lo \u00e8 pi\u00f9 stato. \u00c8 una questione di educazione e quindi di familiarit\u00e0 con il linguaggio: se la si fa sentire pi\u00f9 spesso, la gente la capisce e non \u00e8 pi\u00f9 ostica come all\u2019inizio.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 per questo che hai fondato<\/strong> <strong>\u00abSentieri Selvaggi\u00bb *\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo iniziato quasi trent\u2019anni fa a fare un tipo di musica classica che era alternativa a quella delle avanguardie europee, proponevamo molti autori americani che non si facevano. Oggi \u00e8 normale fare Philip Glass, Steve Reich, David Lang, Louis Andriessen, James MacMillan, Gavin Bryars, Michael Nyman, Julia Wolfe, Fabio Vacchi \u2026. Ma all\u2019epoca, alla fine degli anni \u201870, inizio anni \u201880, erano autori che non si potevano neanche nominare. Dominava Boulez che io detestavo, Berio e Stockhausen, le avanguardie europee, gli altri non esistevano e invece esistevano eccome\u2026 e noi suonavamo quelli e poi dopo col tempo abbiamo recuperato gli altri e adesso interpretiamo anche Boulez, Stockhausen e tanti autori che prima non suonavamo.<\/p>\n<p><strong>Si pu\u00f2 dire che nella musica contemporanea non esista la melodia?<\/strong><\/p>\n<p>Ma no, lo dicono i neo-melodisti. La musica contemporanea ha gli stessi elementi che ci sono in Beethoven o in Verdi ma sono messi in altro modo, hanno una sintassi diversa. Nel romanzo di Joyce o di Calvino non c\u2019\u00e8 lo stesso linguaggio di \u201cCapitan fracassa\u201d o di Dumas. Son scritti con il linguaggio di adesso, il periodare \u00e8 diverso. Proprio qui in Francia hanno inventato il <em>nouveau roman,<\/em> hanno cominciato a distruggere la forma del romanzo tradizionale, quindi, non son romanzi anche quelli? Dopo cinquant\u2019anni, la gente legge Sartre e Robbe-Grillet come dei classici e all\u2019epoca sembrava che avessero sconvolto il mondo della letteratura\u2026 come i film di Godard &#8230; Ma tutta la musica che ascoltiamo \u00e8 contemporanea, se la ascoltiamo vuol dire che ci dice delle cose ancora oggi. Mozart, Monteverdi, Palestrina, Beethoven continuano a parlarci, a interrogarci su noi stessi, sul mondo e quindi li possiamo considerare nostri contemporanei.<\/p>\n<p><strong>Tu componi, interpreti e dirigi. Nel passaggio tra la composizione e la direzione di un pezzo cosa accade?<\/strong><\/p>\n<p>Non tutti i compositori sono interpreti. Ai giovani compositori consiglio sempre di studiare direzione. Ho avuto delle esecuzioni catastrofiche di mie composizioni da parte di direttori che dirigevano i pezzi contemporanei giusto perch\u00e9 lo dovevano fare. Allora, a quel punto, ho scelto di dirigermele da solo per\u00f2 non tutti lo sanno fare. Ci sono dei compositori bravissimi che non sono esecutori di s\u00e9 stessi. Ma quando sei esecutore di te stesso, e non solo, perch\u00e9 io dirigo anche tantissimi altri tipi di musica, \u00e8 molto utile per la scrittura perch\u00e9 provando e ascoltando capisci subito se c\u2019\u00e8 qualcosa di superfluo nel momento in cui scrivi. Quando dirigi i pezzi che hai scritto, ti accorgi se hai scritto delle cose che hanno senso o se potevi scrivere in modo pi\u00f9 pratico senza bearti di alcune difficolt\u00e0. Le prove sono sempre poche, hai poco tempo e devi scrivere solamente le cose pi\u00f9 importanti. Per me, comporre \u00e8 utilissimo per dirigere.<\/p>\n<p><strong>Quindi la direzione \u00e8 arrivata in un secondo momento\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Si, assolutamente per caso. Ho dovuto sostituire un direttore che doveva dirigere una mia operina a Verona e che poi non pot\u00e9 farlo. Mi han detto \u2026o la fai tu o non la facciamo\u2026 Siccome io avevo praticato tanti anni l\u2019orchestra e avevo osservato pi\u00f9 o meno, mi son detto\u2026proviamo \u2026 e mi andata bene, poi ho continuato ma non ho fatto studi di direzione orchestrale. Io imparo sempre sul campo, ho imparato lavorando. Non sono neanche diplomato in composizione, ho studiato sette, otto anni al conservatorio, ho fatto gli esami giusti e imparato la tecnica che mi serviva. Il problema \u00e8 che in quegli anni, non c\u2019era dialogo con i professori. Ho avuto otto professori in otto anni per via del <em>turn over<\/em> delle cattedre e ogni anno mi trovavo uno diverso quindi alla fine sono andato via.<\/p>\n<p><strong>Ogni professore distruggeva il suo predecessore\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Esattamente. Quindi alla fine ho sviluppato una mia idea indipendente dai miei insegnanti quindi in genere imparo sul campo. Anche con i libri. Ormai ho scritto quindici libri perch\u00e9 per caso ho dovuto pubblicare il primo ed \u00e8 cos\u00ec che ho imparato.<\/p>\n<p><strong>Carlo, si pu\u00f2 dire che la composizione musicale \u00e8 come la scrittura di un libro?<\/strong><\/p>\n<p>No, \u00e8 molto pi\u00f9 lunga, pi\u00f9 difficile e complicata, perch\u00e9 la musica \u00e8 un linguaggio molto complesso. Per me \u00e8 molto pi\u00f9 faticoso scrivere un pezzo che scrivere un libro.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 la musica \u00e8 linguaggio, vero?<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un dibattito molto ampio e io non sono un linguista. Senz\u2019altro \u00e8 un mezzo di comunicazione come la scrittura poi se sia un linguaggio o meno, non ho gli strumenti semiotici per dirtelo.<\/p>\n<p><strong>E l\u2019esperienza con gli autistici?<\/strong><\/p>\n<p>Quello l\u2019ho fatto per un anno. Abbiamo insegnato a dei ragazzi autistici che erano completamente immobili, bloccati ma invece l\u2019unica cosa che attraversava questa parete nera era la musica. Infatti, quando poi ho letto il libro di Sacks \u201cMusicofilia\u201d ho visto che la musica tocca delle zone neurali che nient\u2019atro riesce a raggiungere. Non sappiamo perch\u00e9 per\u00f2 \u00e8 cos\u00ec. Del cervello non sappiamo quasi niente nonostante i vari libri.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la tua fonte di ispirazione quando componi?<\/strong><\/p>\n<p>Le mie composizioni non sono ispirate da niente. Io non scrivo musica che descrive qualche cosa. Io scrivo musica e basta. La musica \u00e8 solo musica.\u00a0 Non cerco di descrivere immagini o paesaggi. Poi se qualcuno le sente e ha delle immagini e paesaggi in testa, va bene, ma io non parto mai dicendo\u2026voglio descrivere un tramonto o un viaggio in treno\u2026 non descrivo niente. Descrivo solo le note che faccio, cerco di fare le note giuste.<\/p>\n<p>Non mi occupo dell\u2019extra musicale cio\u00e8 di tutto quello che la gente ci mette in un pezzo quando ascolta. Cio\u00e8 ad un ascoltatore attivo, qualcosa gli far\u00e0 venire in mente la musica, no? Quindi poi la gente mi dice\u2026ho visto qua, mi sembra l\u00e0\u2026 ma io non ci ho pensato minimamente a queste cose. Io mi sono occupato solo delle note e dei problemi musicali. Scrivere un pezzo \u00e8 risolvere dei problemi musicali. Ogni pezzo ha delle difficolt\u00e0 formali, di linguaggio, son tutti problemi che devi affrontare e risolvere se ce la fai. Per me, \u00e8 fondamentale capire cosa voglio dire e cercare di dirlo nel modo pi\u00f9 chiaro possibile senza preoccuparmi poi del resto.<\/p>\n<p>Le idee che vengono a volte sono microscopiche, pu\u00f2 essere anche una nota o due note.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 trasmetti un messaggio\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 un messaggio. Tu devi scrivere un pezzo e un pezzo \u00e8 un oggetto. \u00c8 come quella sedia li, com\u2019\u00e8 quella sedia? Come faccio a farla stare in piedi? Come devo costruirla? Com\u2019\u00e8 fatta? Non posso dire\u2026mi piace la sedia\u2026 e basta. Devo capire come farla, con che materiali realizzarla. E non sempre ho l\u2019oggetto in testa, a volte si, a volte no. A volte lo scopri mentre lavori. Hai un\u2019idea vaga e poi i dettagli si precisano man mano che lavori.<\/p>\n<p><strong>Allora, c\u2019\u00e8 un\u2019intenzione \u2026<\/strong><\/p>\n<p>Questa dell\u2019intenzione \u00e8 un\u2019idea romantica, un\u2019idea ottocentesca. Che uno debba per forza descrivere qualche cosa, per fare i proclami \u00e8 meglio fare altri tipi di musica. Allora, uno fa una canzone di protesta. Ma un quartetto d\u2019archi di protesta non ha molto senso\u2026<\/p>\n<p><strong>La musica che componi tu a quale movimento pittorico si potrebbe paragonare?<\/strong><\/p>\n<p>Ormai non esistono pi\u00f9 i movimenti da pi\u00f9 di sessant\u2019anni, ormai non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente, ognuno fa per s\u00e9, non c\u2019\u00e8 una corrente. L\u2019ultima forse \u00e8 stata il neoromanticismo degli anni \u201980, la transavanguardia, ma stiamo parlando di mezzo secolo.<\/p>\n<p>Anche l\u2019idea della contaminazione \u00e8 un\u2019idea vecchia, ogni compositore fa storia a s\u00e9, quello che scrivo io quando faccio il concerto il ventinove suoner\u00f2 altri nove autori ognuno e di quali non ha niente in comune fra di loro (ndr. Concerto del 29 aprile 2025 all\u2019Istituto Italiano di Cultura a Parigi). I linguaggi sono esplosi, non c\u2019\u00e8 un linguaggio comune.<\/p>\n<p>Ognuno scrive a modo suo, ognuno con le sue regole, la sua sintassi e il suo modo di risolvere i problemi, non c\u2019\u00e8 un determinatore comune se non che sono tutti vivi, ma per il resto, esteticamente, musicalmente, alcuni sono antitetici, l\u2019uno il contrario dell\u2019atro ma questa \u00e8 la contemporaneit\u00e0, la pluralit\u00e0 di linguaggi. Il problema \u00e8 trovare una sintesi di linguaggi e ognuno di loro prova a modo suo, c\u2019\u00e8 chi riesce di pi\u00f9 c\u2019\u00e8 chi riesce di meno a fare una sintesi di vari linguaggi cio\u00e8 quello classico con altre influenze altre cose. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un\u2019estetica comune, un movimento come dici tu o una strada maestra tracciata dai grandi. C\u2019erano Stravinskij, i grandi maestri ma adesso non ci sono pi\u00f9 i grandi maestri. \u00a0Ognuno \u00e8 il maestro di s\u00e9 stesso. Poi se si riesce \u00e8 bene senn\u00f2 scrivi un brutto pezzo cosa che comunque \u00e8 capitato a tutti i grandi. Tutti hanno scritto brutti pezzi anche Schubert per\u00f2 poi ne hanno scritto di meravigliosi<\/p>\n<p><strong>Cosa ti ha apportato la residenza all\u2019Istituto Italiano di Cultura a Parigi?<\/strong><\/p>\n<p>Bellissima. Pace, tranquillit\u00e0. Non hai gli obblighi della quotidianit\u00e0 che ti distraggono, che ti interrompono. Posso passare giornate intere a scrivere. Infatti, ho finito il mio quartetto per archi in met\u00e0 tempo, in due settimane anzich\u00e9 in un mese e ora sto lavorando a degli altri pezzi.<\/p>\n<p>E Parigi \u00e8 meravigliosa.\u00a0 L\u2019ho girata compatibilmente con il fatto che prima volevo finire il quartetto che il mio dovere poi comunque ho gi\u00e0 visto parecchie cose. Quello che mi piace \u00e8 che qui la cultura si vede che \u00e8 valorizzata.<\/p>\n<p>L\u2019Istituto \u00e8 un\u2019oasi perch\u00e9 guidata da una persona colta e tutte persone che conoscono la cultura ma in generale lo sto vedendo dall\u2019offerta culturale di qualsiasi tipo di musica. In una settimana c\u2019erano concerti bellissimi di musica brasiliana, di jazz, di contemporanea, d\u2019avanguardia, di musica sinfonica. Qui abitano un sacco di compositori italiani perch\u00e9 a differenza dell\u2019Italia in cui non c\u2019\u00e8 nessun sostegno per i compositori la societ\u00e0 degli autori, lo stato il governo ti aiutano a fare \u2026 un mestiere. In Italia il compositore non \u00e8 un mestiere \u00e8 un hobby non \u00e8 preso sul serio. La differenza \u00e8 abissale.<\/p>\n<p><strong>Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole studiare musica oggi?<\/strong><\/p>\n<p>Di pensarci molto bene perch\u00e9 lo aspetta una vita molto dura tranne quando hai delle residenze artistiche a Parigi ma per il resto non \u00e8 una vita che consiglierei. Se non senti di doverlo fare lascia perdere. Ti aspetta una vita grama. Io sono fortunatissimo, faccio parte di un gruppo eletto di compositori che vedono la propria musica eseguita in Italia saremo 30 su 5000 compositori.<\/p>\n<p>*(ndr. \u201cSentieri selvaggi\u201d nasce nel 1997 da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto con lo scopo di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Alessandra Curia \/ Teatro<\/h3>\n<p>Dialoga con Thea Romanello<\/p>\n<p><strong>Alessandra Curia, voce inquieta di una generazione in cerca di senso<\/strong><\/p>\n<p><em>A soli 23 anni, Alessandra Curia ha gi\u00e0 impresso un segno nel teatro italiano,\u00a0<\/em><em>aggiudicandosi il premio alla vocazione 2024 al Festival Hystrio di Milano. L\u2019ha fatto portando in scena due monologhi intensi: uno tratto dallo Stabat Mater di Antonio Tarantino, recitato con accento calabrese, e l\u2019altro dal drammatico Il male sacro di Massimo Binazzi. \u201cAveva un\u2019aria molto classica, anche se contemporaneo. \u00c8 scritto veramente bene\u201d, dice lei, spiegando la scelta.\u00a0<\/em><em>Originaria della Calabria, Alessandra ha un&#8217;energia che definisce \u201cviscerale e tragica\u201d, ma che si mescola a una luminosit\u00e0 innata.\u00a0<\/em><em>Il suo primo approccio al teatro \u00e8 precoce e naturale. I genitori la portavano spesso a vedere spettacoli, e una zia lavorava al Teatro dell\u2019Acquario di Cosenza, vincitore del Premio Ubu. \u201cHo cominciato i corsi l\u00ec, ma la vera scintilla \u00e8 scoppiata a dodici anni, durante un campus estivo.\u201d Al liceo prosegue con le Officine Teatrali e poi arriva l\u2019incontro che le cambia la traiettoria: Francesco Aiello, regista e pedagogo, che la guida con sensibilit\u00e0 e rigore.<\/em><\/p>\n<p><strong>Lucia Calamaro, Ljuba e la Callas<\/strong><\/p>\n<p>Nel suo pantheon teatrale convivono Ibsen, Pinter, \u010cechov e un amore assoluto per Lucia Calamaro. \u201cQuando ai diciotto anni ho ricevuto in regalo <em>La vita ferma<\/em>, ho scoperto la drammaturgia contemporanea. Quel flusso slegato ma profondo di parole assomigliava al mio modo di parlare, pensare, vivere.\u201d<\/p>\n<p>In Accademia, un altro personaggio segna una svolta: Ljuba de <em>Il giardino dei ciliegi<\/em>. Lavorato a lungo sotto la guida di Karina Arutyunyan, Ljuba la costringe a scendere nei toni, nella postura, nella voce. \u201cCamminavo per Milano coi tacchi e i libri in testa per cercare l\u2019energia bassa del personaggio.\u201d La Callas diventa una figura di<\/p>\n<p>riferimento. \u201cC\u2019era qualcosa in quel dolore contenuto, quella sensualit\u00e0 adulta, che mi apparteneva.\u201d<\/p>\n<p><strong>Il podcast teatrale e la verit\u00e0 manipolata<\/strong><\/p>\n<p>Insieme a tre ex compagni dell\u2019Accademia dei Filodrammatici, Alessandra fonda <strong>Divano Project<\/strong>, un collettivo teatrale che debutta con un live podcast sostenuto da Campo Teatrale. Il punto di partenza \u00e8 una rapina subita da uno di loro, Michele, che diventa spunto per raccontare una storia di amore e incomunicabilit\u00e0. \u201cIl tema vero \u00e8 la relativit\u00e0 della verit\u00e0. Due persone vivono lo stesso evento in modi completamente diversi.\u201d<\/p>\n<p>Il podcast riflette anche le divergenze artistiche del gruppo: chi vuole parlare di femminicidio, chi cerca il dramma, chi pensa alla commerciabilit\u00e0. E intanto si cita Otello, simbolo della gelosia e della manipolazione, in un gioco meta-teatrale che fonde commedia e tragedia. \u201cNon diamo risposte, mostriamo complessit\u00e0. Michele\u00a0non \u00e8 buono n\u00e9 cattivo. Vogliamo che lo spettatore esca con dubbi, non con certezze.\u201d<\/p>\n<p><strong><em>Memento mori <\/em><\/strong><strong>e la morte come gesto politico<\/strong><\/p>\n<p>Il secondo progetto in cui \u00e8 coinvolta, ancora in fase di sviluppo, \u00e8 un\u2019opera provocatoria: <em>Memento Mori<\/em>, ideato da Gianmarco Pignatiello. Si tratta di un mockumentary teatrale che parte da un\u2019ipotesi assurda: Elon Musk viene trovato morto nel bagno di un Tex-Mex a Cinisello Balsamo. Intorno a questa morte, immaginaria ma emblematica, si costruisce una narrazione che fonde cultura di internet, archetipi da meme e riflessioni profonde sul potere.<\/p>\n<p>\u201cPepe The Frog, il meme che abbiamo usato come personaggio, \u00e8 un simbolo potentissimo. \u00c8 diventato di tutto: razzista, nazista, violento. \u00c8 come se la rete avesse vomitato su di lui tutte le pulsioni pi\u00f9 oscure. E noi ci siamo chiesti: se potessimo uccidere una figura di potere per cambiare il futuro, chi sceglieremmo?\u201d.<\/p>\n<p>La scelta ricade su Musk, per il gesto del saluto romano e per il mito di onnipotenza che incarna. Ma il centro del progetto non \u00e8 un attacco personale: <em>Memento Mori <\/em>\u00e8 un grido esistenziale, un monito. \u201cCi interessa l\u2019idea che la morte, oggi, possa essere vista come atto radicale per spezzare un sistema insostenibile. \u00c8 inquietante e attuale, e ci sorprende quanto spesso la realt\u00e0 si allinei con la nostra finzione.\u201d<\/p>\n<p><strong>Una generazione che osserva pi\u00f9 che agire<\/strong><\/p>\n<p>Alessandra parla della sua generazione con lucidit\u00e0 disarmante. \u201cQuando ero piccola pensavo che il mondo seguisse una traiettoria logica. Adesso \u00e8 tutto fluido, precario. Non possiamo immaginare un futuro, e questo crea ansia. Siamo ben formati, ma fermi. Individualisti per sopravvivenza.\u201d<\/p>\n<p>Il Covid ha lasciato ferite profonde, e l\u2019avanzare dei neonazismi, dice, \u00e8 la reazione a un\u2019epoca di ricerca di libert\u00e0 e stimoli. \u201c\u00c8 come se si cercasse un nuovo ordine, una restaurazione. Ma non credo sia quella la soluzione. Dovremmo avere il coraggio di immaginare un altro modo di vivere.\u201d<\/p>\n<p><strong>Il mestiere dell\u2019attrice oggi<\/strong><\/p>\n<p>Dopo aver terminato l\u2019Accademia dei Filodrammatici, Alessandra si \u00e8 lanciata nel mondo del lavoro scoprendo che il sogno di fare \u201csolo\u201d l\u2019attrice non le bastava. \u201cHo capito che non mi interessa arrivare a un punto di felicit\u00e0 assoluta. Mi interessa vivere esperienze, restare fluida. Faccio parte di una band, canto, studio dance-hall. Mi vedo come qualcosa di mobile.\u201d<\/p>\n<p>Il teatro, oggi, non \u00e8 pi\u00f9 quello delle tourn\u00e9e stabili. \u201cOggi un attore deve ingegnarsi. Fare altro. Insegnare, scrivere, reinventarsi continuamente.\u201d La riforma in Italia che ha incentivato le produzioni a scapito delle tourn\u00e9e ha cambiato tutto. \u201cGli attori sono costretti a saltare continuamente da un progetto all\u2019altro, senza avere il tempo di svilupparne davvero nessuno. Non puoi pi\u00f9 contare pi\u00f9 sul lungo periodo, devi essere pronto a cambiare pelle troppo spesso e questo non \u00e8 rassicurante per il mestiere.\u201d<\/p>\n<p>E cambiare pelle \u00e8 proprio ci\u00f2 che ama fare. \u201cMi piacciono i personaggi lontani da me. Uso oggetti, costumi, piccole trasformazioni per entrare nella parte. Alcuni amici\u00a0ridono: \u2018Hai bisogno della giacca per recitare?\u2019. S\u00ec, ho bisogno della giacca. \u00c8 il mio passaggio rituale.\u201d<\/p>\n<p><strong>Tra caos e possibilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Il mondo di oggi, dice, \u00e8 una giungla di possibilit\u00e0. \u201cPuoi essere chi vuoi. Donna, uomo, nessuno, tutto. Ma questa libert\u00e0 pu\u00f2 schiacciare. Ogni giorno ti svegli e ti chiedi: che strada prendo?\u201d<\/p>\n<p>Cresciuta in un contesto di benessere, sente una responsabilit\u00e0 verso i genitori, verso quella stabilit\u00e0 che oggi non esiste pi\u00f9. \u201cSiamo cresciuti con l\u2019idea di dover essere perfetti. Di restituire. Ma il mondo \u00e8 cambiato. Forse non si tratta di scegliere, ma di imparare a navigare.\u201d<\/p>\n<p>Tra tutte le riflessioni, resta una certezza: \u201cNon voglio essere la paladina di nulla. Voglio solo vivere in un mondo in cui mi piaccia stare. E con il mio strumento, il teatro, nel mio piccolo, ci provo.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Carlo Boccadoro \/ Musica Dialoga con Thea Romanello Il percorso atipico di Carlo Boccadoro Compositore, pianista, direttore d\u2019orchestra, Carlo, che si definisce \u2018rockettaro\u2019 giovanissimo, inizia ad amare il jazz grazie a Giorgio Gaslini, suo insegnante al conservatorio \u201cG. Verdi\u201d di Milano dove si \u00e8 diplomato in Pianoforte e Strumenti a Percussione. 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