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A FLEUR DE PEAU

 

A FLEUR DE PEAU

COMUNICATO STAMPA

« À FLEUR DE PEAU »

dal 23 novembre 2022 al 27 gennaio 2023

vernissage il 22 novembre 2022 alle 19

Istituto Culturale Italiano, 50 rue de Varenne 75007 Parigi

Salvatore Alessi, Come in cielo, cosi in terra  (dettaglio), 2022, olio su tela e foglia d’oro © Federico Tomasi

Salvatore Alessi, Come in cielo, cosi in terra (dettaglio), 2022, olio su tela e foglia d’oro © Federico Tomasi

 

 

L'Istituto Italiano di Cultura ha dato carta bianca ad Angela Ghezzi, curatrice di mostre e gallerista che vive e lavora a Parigi dal 2011.

Angela Ghezzi ha invitato sei artisti italiani a una riflessione sul corpo: la percezione del corpo, il suo posto di fronte alle sfide del mondo moderno e la sua interazione con la società contemporanea, ma anche il superamento della sua dimensione spirituale, che raggiunge l'estasi nell'arte. Dalla sublimazione erotica di Marco Cornini all'elevazione sacra di Salvatore Alessi, attraverso l'espressione del desiderio in Daniele Galliano e Leo Ragno, allo sguardo più meditativo e riflessivo di Samantha Torrisi e Alessandra Maio. Tra dipinti, sculture e installazioni.

Avere i nervi a fior di pelle. Un’espressione usata spesso nella nostra vita quotidiana che solitamente esprime uno stato d’animo inquieto. Ci proietta inizialmente in fastidiose sensazioni,

emozioni, quasi intangibili, forse non interamente codificate dal nostro cervello ma che ci rendono sensibili, vulnerabili fino a farci provare delle reazioni fisiche, corporee, percepite a livello epidermico. A fior di pelle... così costruita non è solo una comune frase, un semplice detto, perché al suo interno racchiude, un significato forse ben più ampio, sicuramente meno superficiale, meno negativo, se visto da una prospettiva diversa: quella di un artista.

I fiori, la pelle, tendono a significare un legame tra la sfera floreale e la dimensione carnale, sublimando la sinestesia dei nostri organi recettori tradotti in questo caso in un immaginario poetico. Qui l’artista partendo da sensazioni eteree inizia a delineare i contorni di un disegno che in un crescendo di esplosività sensoriale finisce per diventare sempre più tangibile: prende forma, prende vita, diventa arte.

La tela si trasforma in uno spazio doppio, sia supporto dell’immagine che superficie assimilata alla pelle, sensuale e viva. Calzano a pennello le parole del pittore Eugène Fromentin per rafforzare questa idea: «La pittura è a fior di tela, la vita è a fior di pelle».

Marco Cornini affronta la dimensione carnale in modo eloquente con le sue sculture di donne raffigurate con sicumera nella loro intimità. Si percepisce un delicato tremore nell’uso della terracotta che contribuisce a esprimere intensità dell’opera, mettendo così in risalto la bellezza e la sensualità delle sue modelle. Ce ne fa partecipi. Sculture di donne prima solitarie e poi sorprese in tenere effusioni amorose. Donne che desiderano affermazione, esprimendo un desiderio di libertà e quindi resilienti di fronte allo sciovinismo spesso restrittivo purtroppo ancora presente nell’immaginario o nell’inconscio maschile.

Con Leo Ragno, lasciamo la visione iperrealistica e scivoliamo in una dimensione più eterea. Le sue opere ci parlano del ricordo e della sua parziale rimozione, che le sfumature di rosa evocano con particolare accuratezza. Colore dell’infanzia quando è tenue, il rosa si carica di una tonalità più intensa man mano che il ricordo diventa più vivido, più erotico. Una grande libertà è lasciata allo spettatore grazie alla raffinata esposizione delle immagini, alla loro “discrezione” al loro “garbo”. Opere dunque delicate, arrendevoli alla dolcezza, alla pazienza e alla ricerca di lentezza e profondità nei rapporti interpersonali.

Con Daniele Galliano, il corpo, oggetto di desiderio e di espressione d’identità sessuale, è spesso isolato. L’energia carnale è presente e si affaccia come una porta aperta su un universo amoroso che trionfa sulla solitudine. Questa visione, che abbiamo già potuto rilevare in Leo Ragno e anche presente nel lavoro di Samantha Torrisi, è un filo conduttore in Daniele, e questo lo si nota nei suoi nudi dalle inquadrature cinematografiche e nelle sue rappresentazioni di una folla immersa nell’acqua.

Samantha Torrisi ci conduce in un universo più intimo, più riflessivo e meditativo. Abbiamo lasciato i piaceri della carne per pensare al posto dell’individuo nel mondo. Le sue tele silenziose ci introducono a una prospettiva positiva e piena di speranza. La nebbia stessa dei suoi dipinti moltiplica, all’interno dei suoi paesaggi, le letture e gli itinerari possibili. Il corpo dell’uomo immerso in ogni sua opera può diventare il luogo di un’Epifania, grazie al gioioso e genuino contatto con la natura che apre alla costruzione di nuovi futuri possibili.

La logica impone un’altra tappa in questo percorso espositivo con l’opera di Salvatore Alessi che ci spinge a lasciare fiorire dentro di noi il Sacro. Per questo si appropria dei fondi d’oro che per diversi secoli d’arte europea sono stati l’emblema del divino, incarnazione assoluta della luce e la materializzazione di uno spazio al di fuori del tempo umano. Salvatore è consapevole del caos del nostro tempo e l’intreccio dei suoi corpi raffigurati in un atto estatico, dipinti in un movimento verso l’alto traducono la sua riflessione e il suo bisogno di un ritorno al Sacro per ritrovare i valori smarriti.

Quanto a lei, Alessandra Maio non cerca di guidarci verso il bagliore e l’estasi del sacro, ma di ribaltare i diktat della perfezione che spesso la società ci impone e che vuole oltrepassare, in particolar modo per quanto concerne il corpo femminile. Alessandra ci invita ad accettare la bellezza delle irregolarità che possono mortificare la pelle, ma soprattutto i sentimenti di una donna se considerate imperfezioni e non unicità. E va oltre, associando ad ogni sua opera una frase poetica, ci porta a pensare che la pelle possa essere quasi un’estensione della mente capace di lavorare al suo fianco per farla (ri)fiorire prima che entri in gioco l’intelletto.

Così, in questi tempi per tanti aspetti avversi i sei artisti hanno espresso, ognuno con il proprio stile, ciò che nella vita ci spinge ad andare avanti a volte mettendo in risalto, a volte bypassando, una delle pulsioni più importanti quella associata all’eros, costitutiva del nostro essere, offrendoci strade alternative verso nuove forme di felicità.

Angela Ghezzi, Curatrice della mostra

Dossier d'immagini disponibile QUI

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BIOGRAFIE ARTISTI

Salvatore Alessi

Salvatore Alessi, Come in cielo, cosi in terra  (dettaglio), 2022, olio su tela e foglia d’oro © Federico Tomasi  Salvatore Alessi, Come in cielo, cosi in terra  (dettaglio), 2022, olio su tela e foglia d’oro © Federico Tomasi  Salvatore Alessi, Come in cielo, cosi in terra  (dettaglio), 2022, olio su tela e foglia d’oro © Federico Tomasi           Salvatore Alessi, Loop, 2021, olio su tela, 130 x 100 cm © Federico Tomasi 

Nasce nel 1974 a San Cataldo (Sicilia) ; vive e lavora a Milano. Nel 1994 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Palermo in scenografia.

L’arte di Salvatore Alessi è segnata da una parte dalle sue esperienze nel campo del teatro e del cinema dall’altra dalla fascinazione che ha avuto fin da bambino davanti agli altari delle chiese. Parte da qui la grandezza, lo slancio spirituale e la luce abbagliante che emanano le sue tele dal fondo dorato o argento dove si gioca il conflitto tra il corpo e il sacro e il riflesso di tutte le contraddizioni dell’essere umano.

« Nel mio lavoro c'è la citazione costante delle pale d'altare del 400, 500, 600 perché in quel preciso momento storico l'essere umano era in una grande crisi sia esistenziale, economica e sanitaria e per me c'è una grande assonanza con la condizione attuale. Oggi l'uomo ha perso il senso del sacro della pura essenzialità e, come nel 400 e ancora di più nel 600 l'umanità aveva bisogno di vedersi integrata al sacro di percepirlo vicino. Il crepuscolo c'è ma noi siamo sacri ed è ora di riappropriarsi di questo elemento inscindibile per l'uomo. »

Salvatore Alessi partecipa regolarmente a mostre personali e collettive in Italia e all'estero. La sua prima grande mostra personale all’età di 30 anni si tiene alla galleria Il Polittico di Roma. Tra le sue esposizioni personali principali nel 2017 « Sablier » alla galleria Teodora di Parigi e nel 2016 « Altri sud » alla Mac Gallery di Como. La galleria americana RJD (Detroit) e la galleria Sol Art di Dublino espongono in permanenza il suo lavoro. Le sue opere sono entrate in collezioni pubbliche e private, come la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, la collezione Massimo Caggiano, la Fondazione Cari Perugia Arte Perugia.

 

Salvatore Alessi, Così in cielo, così in terra II, 2022, olio su tela e foglia d’oro, 130 x 100 cm (x 3)

Salvatore Alessi, Loop, 2021, olio su tela, 130 x 100 cm

© Federico Tomasi

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Marco Cornini

Marco Cornini, Il divano rosso, 2019, terracotta, 65  x 100  x 49 cm © Marco Cornini     Marco Cornini, My love, 2021, terracotta, 30 x 64 x 38 cm © Marco Cornini

Nasce nel 1966 a Milano ; vive e lavora tra Milano e Pietrasanta. Nel 1988 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

Marco Cornini è uno dei più riconosciuti rappresentanti della scultura figurativa italiana della sua generazione. Leitmotiv di tutta la sua produzione artistica sono le donne e la sua materia prima la terracotta. Modella corpi nati dalla sua immaginazione (e non dei ritratti) per rendere omaggio alla bellezza femminile. Per questo sottolinea la rotondità delle forme, le curve muscolose, la morbidezza dei fianchi, la soavità delle silhouette... Le sue donne sono libere e indipendenti, seducenti e provocatorie, libere dal peso e dalla sottomissione delle imago sociali maschili. Eleganti e longilinee, ci ricordano che l'amore e la bellezza sono il vero motore dell'arte e della vita...

Marco Cornini partecipa regolarmente a mostre collettive e personali in Italia e all'estero dal 1988. Tra le mostre principali si segnala la sua partecipazione nel 2011 al « Padiglione Italia – 54°, Biennale di Venezia » al Palazzo Te, Mantova (a cura di Vittorio Sgarbi), nel 2015 a « Imago Mundi. La collezione di Luciano Benetton » presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Nel 2018 « The strength of desire / La forza del desiderio » alla Rocca Sforzesca e « 30 anni di grande scultura » alla Filanda di Soncino a cura di Angelo Crespi. Nel 2022 la città di Pietrasanta dedica l’evento principale dell’estate a una grande mostra personale dal titolo « Marco Cornini Wonder of Love », curata da Angelo Crespi. Ha vinto prestigiosi premi tra cui, nel 1993 il Premio San Carlo Borromeo di Scultura e nel 2012 il Premio Fabbri quarta edizione alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.

 

Marco Cornini, Il divano rosso, 2019, terracotta, 65 x 100 x 49 cm

Marco Cornini, My love, 2021, terracotta, 30 x 64 x 38 cm

© Marco Cornini

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Daniele Galliano

Daniele Galliano, Senza titolo, 2021 olio su tela, 30 x 24 cm © Daniele Galliano     Daniele Galliano, Senza titolo, 2022, olio su tela, 50 x 40 cm © Daniele Galliano     Daniele Galliano, Senza titolo, 2021 olio su tela, 30 x 24 cm © Daniele Galliano

Nasce nel 1961 a Pinerolo (in provincia di Torino) ; vive e lavora a Torino. Daniele Galliano è un pittore autodidatta.

Daniele Galliano descrive le realtà del mondo contemporaneo attraverso il prisma del suo sguardo, della sua esperienza e sempre da un punto di vista poetico. « Nei miei dipinti emergono sicuramente le contraddizioni, i vizi, le idiosincrasie del nostro mondo contemporaneo, ma la mia intenzione non è di condannarli. » Li consegna come un osservatore ai suoi contemporanei.

Non c'è confine tra il suo approccio al mondo e il suo modo di vivere : si avvicina alla pittura nello stesso modo in cui pratica la meditazione e lo yoga. « La pittura è una forma di meditazione », un modo di guardare intensamente qualcosa e creare le condizioni per far passare un soggetto per portarlo sulla tela.

Tra le mostre personali menzioniamo quelle del 1996 e 1997 alla Galleria Annina Nosei (New York) – la prima galleria di Jean-Michel Basquiat –, quella del 1992 e 1994 alla Galleria In Arco (Torino), e del 1996 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna (Roma). Per quanto riguarda le mostre collettive, ricordiamo nel 2006 la 9° Biennale dell'Avana su invito di Antonio Zaya, nel 2009 la 53° Biennale di Venezia e nel 2016 la Biennale di Kochi-Muziris in Kerala, India, ma anche quelle alla Galleria d'Arte Moderna a Bologna, alla XII Quadriennale di Roma, alla Galleria Civica di Trento, al Museo Rupertinum di Salisburgo. Le sue opere sono entrate in importanti collezioni pubbliche e private, come la Galleria Civica d'arte Moderna et Contemporanea di Torino, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, il MART di Trento e Rovereto e la collezione Unicredit Private Banking di Milano. Nel 2015 è stata pubblicata una monografia per le edizioni Skira.

Daniele Galliano, Senza titolo, 2021 olio su tela, 30 x 24 cm

Daniele Galliano, Senza titolo, 2022, olio su tela, 50 x 40 cm

Daniele Galliano, Senza titolo, 2019, olio su tela, 65 x 80 cm

© Daniele Galliano

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Alessandra Maio

Alessandra Maio, Preghiera, 2018, penna su carta e lana, dimensioni ambientali © Alessandra Maio     Alessandra Maio, Pelle 1. Cerco le parole che non ho detto, quelle a fior di pelle, 2022, matita e acrilico su tela, 50 x 40 cm © Alessandra Maio

È nata nel 1982 a Bologna dove vive e lavora. Nel 2005 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Bologna con il massimo dei voti e nel 2008 ottiene la laurea specialistica in Storia dell'Arte Contemporanea.

Affascinata dalle parole, dal loro peso e dal loro significato, oltre che dal loro ruolo catartico, Alessandra Maio usa la scrittura associandola a immagini semplici : compone trame dense di frasi, dalle quali emerge, come un ricamo, l'opera finale che cristallizza le stratificazioni delle parole e del suo pensiero. L'artista evoca o supera così le sue paure, le sue ansie o i dettami imposti dalla società, ingiunzioni che sono blocchi per affermare la propria identità e trovare la propria strada. La ripetizione, elemento fondamentale del suo lavoro, è intesa come una meditazione, una riflessione, un’evoluzione, ma soprattutto come una possibilità di trasformazione.

« Cerco la differenza tra il vuoto e l'assenza, la somiglianza tra i ricordi e sogni, provo a indagare le mie sensazioni e le mie paure evidenziando a volte l'importanza di un errore, o il fermento di un'apparente stasi. »

Alessandra Maio ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in musei e centri d'arte italiani. Nel 2020 « Sia Luce » al Duomo di Santo Stefano a Biella, nel 2018 « La testa tra le nuvole » alla Galleria Teodora di Parigi. Tra le mostre collettive ricordiamo, nel 2018 « ContemporaeneA. Artiste si raccontano » a Palazzo Ferrero e Palazzo La Marmora a Biella. Ha vinto diversi premi, tra cui la 54° edizione del Premio Vasto nel 2021 ed è stata finalista del Premio Exibart 2020.

 

Alessandra Maio, Preghiera, 2018, penna su carta e lana, dimensioni ambientali

Alessandra Maio, Pelle 1. Cerco le parole che non ho detto, quelle a fior di pelle, 2022, matita e acrilico su tela, 50 x 40 cm

© Alessandra Maio

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Leo Ragno

Leo Ragno, Ricordo di un amore, 2021, olio su tela, 65 x 120 cm © Federico Tomasi     Leo Ragno, Ti guardo come eri, 2022, olio su tela, 100 x 100 cm © Federico Tomasi

Nasce nel 1984 a Milano, dove vive e lavora dal 2015. Nel 2009 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Foggia con il massimo dei voti. È professore ordinario di Tecniche dell'incisione e Arti grafiche all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

Nei suoi dipinti Leo Ragno rappresenta figure (bambini, ritratti di famiglia, nudi) i cui contorni si dissolvono fino a diventare nient'altro che sensazioni. Se parte dalla realtà, se ne allontana per concentrarsi sull'atto di dipingere, rapidamente, che richiede una tavolozza di colori limitata, dove molto spesso domina il rosa monocromatico. Il motivo e le grandi pennellate si fondono. « La mia intenzione è quella di integrare la dimensione temporale nelle mie immagini, di dipingere soggetti sospesi in un'atmosfera che appartiene alla mente, alla memoria. » Non resta che un'impressione, un'immagine che conserva con le punte dei suoi pennelli.

Leo Ragno ha partecipato a numerose mostre personali e collettive di incisione e pittura, in Italia e all'estero. Nel 2020 « Il rumore del tempo » a Verbania e nel 2021 « Ricordo di nudo, Quadri da marciapiede » a Milano. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private, tra cui quella del Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo. Ha vinto il Premio Giovani alla Biennale di Firenze nel 2009.

Leo Ragno, Ricordo di un amore, 2021, olio su tela, 65 x 120 cm

Leo Ragno, Ti guardo come eri, 2022, olio su tela, 100 x 100 cm

© Federico Tomasi

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Samantha Torrisi

Samantha Torrisi, Senza titolo, 2022, olio su tela, 70 x 80 cm © Samantha Torrisi     Samantha Torrisi, Lago blu, 2022, olio su tela, 120 x 100 cm

È nata nel 1977 a Catania, alle pendici dell'Etna, dove vive e lavora. Nel 2002 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Catania con il massimo dei voti.

Samantha Torrisi descrive un mondo irreale attraverso delle immagini di « non luoghi », questa nozione definita dall'antropologo Marc Augé : « Se un luogo può essere definito come identità, relazionale e storico, uno spazio che non può essere definito identità, né come relazionale né come storico definirà un non luogo ». Non rappresenta luoghi precisi, ma idee, pezzi di natura in cui colloca l'essere umano, generalmente solo, pronto ad essere assorbito da una fitta nebbia. Distruttore del bene comune, è tempo che si allei con la natura. I suoi dipinti sereni e pacifici invitano a dirigere lo sguardo verso l'interno, a impegnarsi nella riflessione e a sospendere il tempo. Samantha rimane sempre ottimista perché indica una prospettiva per il futuro, un percorso che, « per quanto incerto, suscita curiosità e apre infinite possibilità ».

Samantha Torrisi ha partecipato a numerose mostre e fiere, tra cui nel 2017 « Dalle parti di me » alla Galleria KoArt di Catania, nel 2019 « Dell'Infinito il nulla » alla Galleria Giuseppe Veniero Project di Palermo, nel 2022 « Se ogni giorno fossi lieve » alla Galleria Carta Bianca di Catania. Tra le collettive, nel 2019 « Four2One » alla Galleria Bianchi-Zardin di Milano, nel 2021 « Canone Doppio » alla The Project Gallery di Atene e al Museo Riso di Palermo, e nel 2021-2022 « Le Cento Sicilie » in più sedi in Sicilia. Le sue opere sono entrate in collezioni pubbliche e private, tra cui quelle della Fondazione Orestiadi di Gibellina e della Collezione Andrea Bartoli, Agrigento.

 

Samantha Torrisi, Senza titolo, 2022, huile sur toile, 70 x 80 cm

Samantha Torrisi, Lago blu, 2022, huile sur toile, 120 x 100 cm

© Samantha Torrisi


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